L’Ass. ONLUS Salviamo Paganica è promotore di una iniziativa diretta alla salvaguardia di Monte Caticchio da un ennesimo attacco di un cavatore. Brevemente riportiamo alcuni dei motivi che hanno portato l’associazione a contestare la richiesta di ampliamento della cava.
1. Enorme e negativo impatto ambientale. La cava è localizzata all’inizio della valle di Aquilentro, ultimo polmone verde nell’agro paganichese, che arrecherà un evidente danno estetico permanente venendo deturpato il profilo di Monte Caticchio.
2. Motivi storici. Sul monte era posta l’antica località Cutina, da cui ha avuto origine la comunità paganichese e dove sono stati individuati ritrovamenti recenti di tombe italiche e i ruderi dell’antico castello dei Cadicchi.
3. Troppe cave nella zona. Nell’area sussistono altre grandi cave, “Inerti Aquilani”, “Vaccarelli” e “Zugaro”, oltre all’utilizzo per fini di smaltimento delle macerie post-terremoto delle ex cave Teges distanti circa 600 metri dall’ampliamento richiesto.
4. Ennesimo attacco. Il presente non è altro che un’ulteriore attacco a Monte Caticchio. Già in precedenze
la “Inerti Riciclati s.r.l.” nel 2004, “l’Abruzzo Inerti” insieme a “Ciuffini” nel 2000, hanno proposto istanze per lo sfruttamento del monte, entrambe respinte per l’intervento deciso della popolazione con raccolta firme.
5. Problemi di salute. Le polveri sottili, derivanti sia dall’attività di estrazione e lavorazione del calcare, sia dall’incremento della circolazione di mezzi pesanti, inevitabilmente saranno sparse nell’aria e non faranno altro che aumentare i casi di malattie polmonari e respiratorie già percentualmente presenti e più diffuse che in altre zone. (Relazione tecnica in fase di predisposizione)
6. Perdita di Uso Civico. L’ipotetica concessione farebbe perdere irrimediabilmente l’utilizzo del monte per pascolo, raccolta di erbe selvatiche, bosco, cicloturismo, ippovia, trekking.
7. Viabilità. L’intervento interessa anche la viabilità esistente distruggendo l’odierna strada che collega la S.S. 17 bis con le località di Aquilentro e Fossi.
8. Vivibilità nella zona. Adiacente all’intervento attualmente è ubicata un’abitazione con una famiglia composta da 8 persone ed un casolare completamente ristrutturato. Inoltre il piano C.A.S.E. e lo stesso abitato di Tempera distano circa 500 metri dall’intervento, oltre Paganica a circa 1 Km.
9. Utilizzo del materiale estratto. Gran parte della produzione di inerti delle cave aquilane viene esportato nei territori di Teramo e nelle Marche, zone in cui le cave preesistenti sono state chiuse per tutelare l’ambiente. Le cave esistenti, quindi, non necessitano di alcun ampliamento per soddisfare la richiesta di inerti nell’Aquilano. Tant’è che gli inerti nell’aquilano dovrebbero essere prodotti anche con le nostre macerie.
Paganica, lì 12 luglio 2010
 
7 luglio 2010: una data da scrivere nella nostra Storia, nella Storia secolare dell’Aquila e dei suoi paesi. Per la prima volta, dopo 15 mesi dal terremoto, l’unione tra la nostra gente è stata totale. Un afflato che si è percepito fin dai primi momenti, sugli autobus che ci hanno portato a Roma, una lunga colonna che si snoda sull’autostrada e che mette una certa allegria. Siamo contenti perché andiamo a chiedere qualcosa che ci spetta di diritto: non elemosina, ma attenzione da parte di quel governo che sembra essersi dimenticato di noi e della nostra tragedia. Chiediamo il diritto alla speranza di riavere una vita “normale”. Anche se questo richiederà ancora del tempo.
All’uscita del casello di Roma Est, la prima sorpresa: auto, moto della polizia e dei carabinieri cominciano a scortarci in un lungo giro prima di approdare nel centro di Roma, nei pressi di Piazza Venezia. Lì le bandiere nero-verdi cominciano ad ondeggiare e riempire la piazza. E’ bello tutto questo. Si vedono visi noti, altri sconosciuti ed i saluti sono gioiosi. Ci sono pensionati, tanti ragazzi, professionisti, tanti rappresentanti delle categorie lavorative, della Chiesa, 53 sindaci dei Comuni del “cratere” (ma, per solidarietà, anche alcuni esterni al cratere). Siamo in tanti, siamo circa 5.000 e stiamo vivendo un’esperienza di Partecipazione importante. Una sottile gioia pervade tutti noi. Poi il gelo.
In Piazza Venezia compare l’assurdo spiegamento delle forze dell’ordine, con le loro macchine messe di traverso all’imbocco di Via del Corso, per impedirci l’accesso ai “Palazzi del Potere”. E’ assurdo, non capiamo il perché. Siamo allibiti e non vogliamo credere a ciò che sta accadendo. Noi siamo venuti in pace e “loro” ci respingono. Come un corpo unico, cominciamo ad agire bloccando il traffico della Piazza. Gli automobilisti rimangono fermi; rispettosi, aspettano. Il blocco della polizia, dopo mezz’ora, si apre così che possiamo avanzare lungo Via del Corso per circa 200 metri, e poi fermi di nuovo. Ci rendiamo conto che ci hanno preso in giro: ci hanno fatto avanzare per liberare l’ingorgo di Piazza Venezia.
Così come ci hanno preso in giro con le famose C.A.S.E. in nome delle quali noi aquilani siamo diventati degli “Ingrati”, grazie alle quali pensano, forse, che non abbiamo diritto a niente altro.
Tutta l’Italia sa, grazie ad una informazione pilotata, che scandalosamente ha deformato la realtà dei fatti, che noi siamo a posto perchè abbiamo “le case”.
E, invece, gli aquilani sono dovuti venire qui a protestare ed ora, come pecore sbandate, ci disperdiamo: non sappiamo più dove andare. Così divisi è un incubo. Sentiamo le prime notizie sulle manganellate ad alcuni ragazzi. Telefonate da L’Aquila, dai nostri cari, che ci cercano preoccupati per le notizie sul web.
Penso che nei momenti di maggiore incertezza e paura, arriva una voglia di combattere, un coraggio che non credi di avere mai avuto.
Riusciamo a riunirci e siamo, di nuovo, un corpo unico. Ci sentiamo uniti dalla nostra forza, dalla nostra rabbia, dal nostro dolore, dalla voglia di combattere per un fine giusto; ed ora nessuno può dividerci o distoglierci dal nostro scopo: ricostruire L’Aquila e i suoi paesi.
Il popolo che diventa Popolo con
la P maiuscola. Andiamo avanti.
A Piazza Colonna compaiono e parlano alcuni politici. Sono con noi Di Pietro, Bersani, Pannella, con il loro invito a “tenere duro”.
Poi di nuovo in Via del Corso. Macchine delle forze dell’ordine corrono a sirene spiegate verso Palazzo Grazioli per “difendere” il Presidente del Consiglio dei Ministri da questa, chissa’?, “masnada di poveracci terremotati”. E’ ridicolo.
L’Aquila viene fermata di nuovo. Hanno paura di noi, degli aquilani delusi ed arrabbiati per essere stati presi in giro.
Lentamente arriviamo a Piazza Navona, davanti al Senato dove si fa vedere anche qualche esponente del PdL. Arriva il senatore Scelli, ma L’Aquila non vuole più chiacchiere, anche se pazientemente ascolta ciò che avrebbero promesso al Sindaco Cialente. Dicono che sarà presentato un emendamento (al DDL sulla manovra finanziaria) che porterebbe alla restituzione delle tasse in 10 anni e al 40%.....Vedremo! Intanto, la bandiera nero-verde, che per qualche minuto è stata issata sul fronte di Palazzo Madama, viene tolta.
Il grido “L’Aquila”, “L’Aquila” riempie le vie di Roma. Torniamo sui pullman. Passiamo sul Lungotevere e, quindi, davanti alla sede della Protezione Civile. “3,32, io non ridevo”, “3,32, io non ridevo”: questo grido possente riempie l’aria, mentre le imposte del palazzo si chiudono ed i poliziotti tornano a fare il loro ingrato lavoro. Segue qualche minuto di profondo silenzio per ricordare le vittime del terremoto.
Poi il grido “SCIACALLI”, che arriva come un rito liberatorio per tutti noi.
Si torna a L’Aquila.
Ci accompagnano, con una lentezza incredibile, le macchine, le moto ed i cellulari dei carabinieri - come si vede fare con i delinquenti - fino al casello dell’autostrada.
Forse, i Potenti vogliono essere sicuri del nostro allontanamento. Si augurano di non vederci mai più.
Ma noi torneremo, se sarà necessario! Ci possono scommettere che torneremo, e saremo molti, molti di più!!
Angela Rossi
P.S. in tutta questa esaltante giornata di impegno civile, che ci ha anche rasserenato per l’unione tra tutti i cittadini, noto che non c’è stato un solo rappresentante del Consiglio della X Circoscrizione.